Concluso il restauro del «San Giovanni Battista» di Leonardo. In mostra al Louvre dal 9 novembre

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Concluso il restauro del «San Giovanni Battista» di Leonardo. In mostra al Louvre dal 9 novembre

Messaggio Da Notaio il Gio 17 Nov 2016, 00:04

Restaurato, il San Giovanni Battista (1509-16) di Leonardo è tornato al suo posto nella Grande Galleria del Louvre. Il dipinto ha ritrovato quella luce propria dell'opera grazie all'intervento di Regina Moreira effettuato nei laboratori del Centro di ricerca e restauro dei musei di Francia, con la consulenza di un comitato scientifico composto da esperti francesi, ma anche della National Gallery di Londra, degli Uffizi di Firenze, e della Pinacoteca di Monaco.

In questo video potete vedere il quadro prima del restauro




il «San Giovanni Battista» dopo il restauro




Parigi. Il «San Giovanni Battista» di Leonardo torna nella Grande Galleria del Louvre il 9 novembre. Il restauro del quadro, iniziato otto mesi fa, e portato avanti dal Centre de recherche et de restauration des musées de France, si è appena completato. È il terzo dipinto del maestro toscano su cui il museo è intervenuto in alcuni anni, dopo la «Sant’Anna, la Vergine e il Bambino» e «La Belle Ferronnière». «Il quadro non era in pericolo.

Non si trattava di salvarlo, ma di migliorarne la leggibilità», ha spiegato Sébastien Allard, direttore del dipartimento Pitture del Louvre, ad un gruppo di giornalisti riuniti per l’occasione. Sul «Battista» sono stati rilevati fino a 15-16 strati di vernici ossidate, residuo di passati restauri, di cui l’ultimo noto risale al 1802, per un spessore totale di 110 micrometri. Sotto questo strato «record» di vernici la croce, i boccoli del santo e la pelliccia di cui è vestito si distinguevano appena. «Il quadro era talmente scuro che fino al 1946 si è dubitato che fosse di Leonardo», ha ricordato Allard. La restauratrice Regina Moreira (che aveva già realizzato per il Louvre il restauro della «Bethsabea» di Rembrandt) ha lavorato dunque sull’assottigliamento delle vernici e eliminato la metà degli strati presenti. La tonalità del quadro resta tuttavia piuttosto «gialla», per cui l’impatto visivo è meno forte rispetto a quello che si era avuto dopo il restauro della «Sant’Anna»: «Ci aspettavamo che la pelle fosse più chiara. Ma ci siamo accorti che pur procedendo ad assottigliare non si ottenevano toni più chiari. Per cui, ad un certo punto, abbiamo deciso che non era più il caso di continuare», ha spiegato la restauratrice. Leonardo ha usato una varietà ristretta di colori. Gli strati più profondi dell’incarnato hanno una tonalità rosata per il vermiglione mescolato al bianco di piombo, mentre quelli superiori presentano velature leggermente pigmentate. Le ombre del corpo e il fondo scuro contengono invece nero di carbone e granelli di vetro in grande quantità «che l’artista deve aver utilizzato per accentuare l’effetto di trasparenza». Sono inoltre emerse delle «craquelure premature», legate alla tecnica usata Leonardo. Lo stesso artista «le ha riprese più volte». Secondo Allard, il «Battista» è una delle opere in cui Leonardo «si è spinto più lontano nella ricerca dello sfumato e nel lavoro sulla luce. Del resto la luce è il tema centrale dell’opera. Sappiamo - ha aggiunto - che lo stato originale è perso, ma il risultato è stupefacente». Ora si ridistingono bene i lunghi boccoli e la croce. I lineamenti del viso invece, fa notare l’esperto, sono «leggermente cambiati», il sorriso è più dolce, sono comparse ombre sulle labbra e riapparsi gli zigomi: «Il santo ha un aspetto più maturo».




Sguardo magnetico, sorriso enigmatico al pari della Gioconda, dito levato verso l’alto che rimanda alla dimensione spirituale, San Giovanni Battista rappresenta forse l’ultimo dipinto di Leonardo da Vinci e insieme il culmine di una intera vita di ricerche sulla tecnica dello sfumato e sugli effetti di luce. Conservato al Museo del Louvre di Parigi, il dipinto a olio su tavola di 69 x 57 cm fu commissionato probabilmente da Giovanni Benci e realizzato da Leonardo tra il 1505 ed il 1510. La tela raffigura il santo giovane, a mezzo busto, come nella classica iconografia di Firenze di cui San Giovanni Battista era patrono. Sensualità, mistero, bellezza ideale… Il dipinto si è prestato negli anni a molte interpretazioni. Tanto la postura, quanto la gestualità, la capigliatura fluente, il sorriso indecifrabile e l`ambigua sensualità del Battista indussero in passato a scambiarlo per un Bacco. Nel 1939 Carlo Emilio Gadda definì il San Giovanni leonardiano un “Bacco angelizzato privo di polarità sessuale”. L`incognita risiede nella spiritualità del dito alzato che, rispetto alla tradizione dei san Giovanni che indicano la croce, compie un gesto più ambiguo, aperto a diversi ordini di lettura. L`importanza dell`opera per lo stesso autore è testimoniata dal fatto che il maestro non volle separarsene per molto tempo. Nel 1517, infatti, il quadro si trovava ancora nel suo studio, a Colux in Francia, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Dopo la morte di Leonardo, nel 1519, il dipinto conobbe una storia avventurosa. Preso in custodia dall`allievo prediletto di Leonardo, Gian Giacomo Caprotti, che lo etichettò con la dicitura “n.° 1 quadro cum uno Santo Ioanne piz. Zoveno”, passò in seguito dal salotto del re di Francia, Francesco I, a quello del re d’Inghilterra, Carlo I, per poi finire in mano al mercante d`arte tedesco, Everhard Jabach, ritornando infine alla corte francese di Luigi XIV e quindi al Louvre, sua dimora stabile dai tempi della rivoluzione.

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