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Nuovo mistero su un'opera attribuita a Michelangelo Merisi. L'Ecce Homo è di Caravaggio?

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Nuovo mistero su un'opera attribuita a Michelangelo Merisi. L'Ecce Homo è di Caravaggio? Empty Nuovo mistero su un'opera attribuita a Michelangelo Merisi. L'Ecce Homo è di Caravaggio?

Messaggio Da Notaio Ven 09 Apr 2021, 00:06

Ci risiamo, riappare in vendita un nuovo dipinto che potrebbe essere un Caravaggio, sul quale storici dell'arte ed esperti discutono al punto tale da far ritirare il lotto in vendita da una sessione d'asta.
Un dipinto raffigurante un «Ecce Homo» che avrebbe dovuto andare all'asta il 7 aprile a Madrid, presso la casa d'aste Ansorena, attribuito alla cerchia di Jusepe de Ribera e con una base d'asta di 1.500 euro, è stato ritirato dalla vendita perché, dichiarano portavoce della casa d'aste, «dobbiamo fare verifiche e studiare più approfonditamente il pezzo.

I proprietari avevano dei dubbi». Abbiamo sentito il mercante Marco Voena e la storica dell'arte Maria Cristina Terzaghi che ci hanno detto che davvero potrebbe trattarsi dell'«Ecce Homo» di Caravaggio.

Ecco il dipinto la cui attribuzione è incerta (XVII secolo, olio su tela, 111 x 86 cm)

Nuovo mistero su un'opera attribuita a Michelangelo Merisi. L'Ecce Homo è di Caravaggio? Img20213

Ecco la notizia trovata in rete

Circola il nome di Caravaggio (Michelangelo Merisi; Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610) per un Ecce Homo che stava per andare in asta a Madrid, in una vendita presso la casa Ansorena: nel catalogo della sessione di vendite, figurava come un’Incoronazione di spine della cerchia di José de Ribera, con stima di appena 1.500 euro. A spingersi sul nome del grande pittore lombardo è, al momento, una studiosa tra i massimi esperti del Merisi, la storica dell’arte Maria Cristina Terzaghi, che ha curato la mostra Caravaggio a Napoli tenutasi al Museo Nazionale di Capodimonte nel 2019.

“Il manto di porpora di cui viene rivestito il Cristo ha la stessa valenza compositivo del rosso della Salomé del Prado di Madrid”, ha spiegato a Repubblica. “Quest’opera intrattiene un legame profondo con i dipinti redatti al principio del soggiorno napoletano”. Secondo la studiosa, la figura del Ponzio Pilato denota somiglianze con il san Pietro martire della Madonna del Rosario del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Contrario invece un altro esperto di Caravaggio, Nicola Spinosa, che così riferisce al Corriere della Sera: “Non è Caravaggio; si pensa che lo possa essere perché la figura in primo piano replica l’Ecce homo del Museo di Prato attribuito a Caravaggio da Mina Gregori e di cui esiste una copia. Secondo me il quadro è di un caravaggesco di alta qualità, più che Ribera. Non si possono fare nomi di questa importanza; se fosse di Ribera la sua quotazione partirebbe da 200 mila euro”. Sì è pronunciato a favore Vittorio Sgarbi.

Il lotto, il numero 229, è stato ritirato: lo stato Spagnolo ha apposto il vincolo e di conseguenza potrà esercitare, secondo le proprie leggi, il diritto di prelazione per poterlo acquisire (il Prado sembra essere in prima fila per accaparrarsi il dipinto). Stando a quanto riferisce Dagospia, a “scovare” il dipinto che stava per essere venduto da Ansorena sono stati i due mercanti Marco Voena e Fabrizio Moretti, e i rumors che hanno cominciato a circolare tra mercanti e storici dell’arte hanno indotto la casa d’aste a ritirare il lotto.

Dai documenti è noto che Caravaggio abbia dipinto un Ecce Homo nel 1605 per il cardinale Massimo Massimi, e un dipinto avente per soggetto l’Ecce Homo figura, nel 1631, nell’inventario della collezione di Juan de Lezcano, ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede. L’opera è registrata in Italia ancora nel 1657, dopodiché, nel 1659, finisce in Spagna e se ne perdono le tracce. L’unico Ecce Homo noto che gli esperti hanno attribuito a Caravaggio è quello conservato a Genova, a Palazzo Bianco, attorno al quale si è peraltro tenuto di recente un convegno proprio a Genova. L’opera genovese comparve per la prima volta nel 1929, come una “copia da Lionello Spada”. Fu poi attribuita per la prima volta a Caravaggio nel 1954 da Caterina Marcenaro e Roberto Longhi, dopo che un restauro condotto a partire dal 1953 da Pico Cellini l’aveva restituita a uno stato di leggibilità ottimale. Non tutta la critica è stata però concorde nel riferire al Merisi il dipinto di Palazzo Bianco.

In occasione del convegno di Genova del 2019, la stessa Terzaghi aveva ricordato che sono state formulate in passato due ipotesi per l’Ecce Homo genovese: una che lo lega alla committenza del ligure Giannettino Doria, eletto vescovo di Palermo nel 1609 (questo perché tutte le copie dell’Ecce Homo di Genova si trovano in Sicilia, ragion per cui è altamente probabile che l’originale sia passato dal’isola in un qualche momento della storia: inoltre, sappiamo dai documenti che un agente di Marcantonio Doria, Lamberto Massa, a Napoli aveva un Ecce Homo non meglio identificato), e l’altra che invece lo lega all’Ecce Homo di Lezcano. “Io sono stata molto convinta”, aveva detto Terzaghi, “dalla ipotesi di legare l’Ecce Homo alla committenza di Giannettino Doria e, come già aveva detto Francesca Cappelletti, di sganciarlo dalla datazione al 1605. Antonio Vannugli sosteneva, in uno studio importantissimo, che dalla collezione di Massimi il dipinto sia passato nella collezione di Lezcano per la via dell’ambasciatore di Spagna. Non è necessario: la provenienza potrebbe essere siciliana e potrebbe non esserci un passaggio romano come ipotizzato da Vannugli. Rimane in piedi l’ipotesi di Giannettino Doria, ma rimane anche possibile l’ipotesi secondo cui Lezcano, dalla Sicilia, avrebbe portato il quadro a Napoli”.

La scoperta del quadro spagnolo (che, da quel che pare dalle foto, avrebbe necessità di una pulitura che lo renda più leggibile) apre dunque adesso nuovi interrogativi, e nel caso in cui si possa davvero formulare per il dipinto il nome di Caravaggio, si pone un altro problema: capire di chi sia il quadro di Genova e in quale occasione sia stato dipinto. Adesso dunque la parola passa al resto della comunità scientifica che si pronuncerà sul dipinto. Nelle prossime ore seguiranno ulteriori notizie e aggiornamenti.

Diciamo pure che sarà una serie di puntate infinite quella che vedremo e leggeremo nei prossimi mesi, sicuramente il proprietario dell'opera sarà quello più interessato all'attribuzione dell'artista, potrebbe ricavare qualcosa di più della stima iniziale di 1500 euro, che ne dite?

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Messaggio Da Notaio Dom 19 Dic 2021, 23:53

Seconda puntata del ritrovamento di quest'opera attribuita a Caravaggio, il cui valore è ancora da determinare, ma che resta vincolato dallo stato spagnolo.
Buona lettura


Ecco come gestiremo il Caravaggio
Jorge Coll, ceo della storica galleria Colnaghi, racconta in esclusiva a Il Giornale dell'Arte l'incarico ricevuto dai proprietari

La storica galleria Colnaghi, che ha sedi a Madrid, Londra e New York, ha ricevuto l'incarico di gestire lo studio scientifico, il restauro e la vendita del dipinto «Ecce Homo», attribuito a Caravaggio. L'opera, appartente alla famiglia Pérez de Castro Méndez da due secoli, era stata inizialmente consegnata alla casa d'aste Ansorena per una vendita programmata a Madrid per l'8 aprile.

Catalogato come opera della «cerchia» del pittore spagnolo José de Ribera, il dipinto era stimato 1.500 euro. Prima dell'asta, i proprietari, avvertiti della sua possibile riattribuzione, lo hanno ritirato e il Ministero della Cultura spagnola ne ha bloccato l'esportazione dalla Spagna. Da quando vari esperti si sono dichiarati a favore dell'attribuzione a Caravaggio, il dipinto ha generato grande interesse accademico e mediatico. Abbiamo intervistato Jorge Coll, amministratore delegato e comproprietario della Colnaghi insieme a Victoria Golembiovskaya.

Jorge Coll, perché crede di essere stato scelto nell'incarico di gestire l'«Ecce Homo» attribuito a Caravaggio?
Dopo l'errata attribuzione nel catalogo d'asta, i proprietari del quadro, la famiglia Pérez de Castro Méndez, volevano capire che cosa avevano in mano. Invece di entrare in campo con un'offerta d'acquisto, la nostra ditta, Colnaghi, ha proposto loro di accompagnarli nel processo graduale del restauro, dello studio e della vendita del dipinto. Credo che abbiano apprezzato la nostra trasparenza.

Quando ha visto il dipinto per la prima volta, ha riconosciuto subito la mano di Caravaggio?
Ho avuto subito la sensazione di trovarmi di fronte a un capolavoro. L'opera sprigiona una forza viscerale. La composizione, il chiaroscuro accentuato, la tunica rossa di Cristo, il viso e le mani di Pilato e la fisionomia dell'uomo in penombra sono tutti elementi riconducibili alla mano del maestro.

Quale sarebbe il valore dell’opera sul mercato internazionale?
Non posso rivelare dettagli specifici, ma un'opera che può fungere da riferimento, e che conosco bene perché fu esposta nella nostra galleria di Londra nel 2019, è la «Giuditta e Oloferne» di Tolosa. Sebbene il quadro non avesse ottenuto l'unanime attribuzione a Caravaggio, la cifra si aggirava intorno ai 150 milioni di euro.

Il fatto che al dipinto sia stato negato il permesso di esportazione ha conseguenze sulle vostre opzioni di vendita?
Certo il campo dei possibili compratori è ridotto; ma Colnaghi gode di stretti legami con il collezionismo privato e istituzionale spagnolo, perciò confido che potremo presentare ai proprietari delle buone offerte.

Che cosa pensa dell'intervento statale nel mercato dell'arte?
Ritengo giusto che lo Stato regoli l’esportazione di opere d'arte, e come cittadino sono il primo a godere quando un’opera rilevante viene incorporata in un museo come il Prado. Nello specifico, è comprensibile che lo Stato spagnolo abbia bloccato l'esportazione di questo dipinto dato il suo alto valore storico-culturale. Detto ciò, trovo ingiusto quando lo Stato blocca l’esportazione e non remunera il privato secondo il reale valore di mercato. Anche in Inghilterra e in Francia lo Stato può impedire l'esportazione; ma, a differenza che in Spagna o in Italia, è tenuto a pagare il corrispettivo valore di mercato.

Il Prado ha già espresso il suo interesse nell'acquisto?
Sia i proprietari sia il Prado desiderano attendere i risultati dello studio. Una volta raggiunto un consenso sull'attribuzione, valuteremo tutte le opzioni di vendita. Nel caso che il Prado fosse interessato all'acquisto, m'impegnerò a raggiungere un compromesso giusto tra le parti. In ogni caso, il Prado dispone di sei mesi per esercitare il diritto di prelazione.

Chi realizzerà il restauro? Trattandosi di un’opera «italiana», potrebbe essere affidata a un centro in Italia?
Non so fino a che punto lo Stato spagnolo concederebbe il permesso d'esportazione temporaneo per un restauro in Italia. Il nostro compito è quello di presentare ai proprietari le opzioni più qualificate. Accoglieremo proposte da restauratori spagnoli e internazionali. Saranno poi loro a decidere a chi affidare il restauro.

Qual è lo stato conservativo del dipinto?
È buono. Il quadro ha soltanto bisogno di essere pulito e di subire alcuni piccoli interventi mirati.

Confida di ottenere il consenso degli esperti sull'attribuzione?
Sono ottimista perché mai come ora così tanti studiosi si sono espressi a favore dell'attribuzione a Caravaggio. Al termine del restauro inviteremo il maggior numero possibile di studiosi a esaminare il quadro a Madrid. Non abbiamo fretta. L'opera è rimasta addormentata 400 anni, perciò aspettare un anno in più non è un problema.

Ci parli di lei: come ha iniziato la carriera d'antiquario?
Ho respirato antiquariato fin dall’infanzia grazie ai miei genitori, che erano entrambi antiquari. Da bambino, li accompagnavo alle fiere e mi appassionavo delle opere che vedevo. Scrivevo su un foglietto la lista dei prezzi delle opere e me li memorizzavo. Ho cominciato da ragazzino e da allora non ho più smesso!

Qual è stata la sua prima vendita?
Me l’ha ricordata recentemente un vecchio conoscente, il collezionista spagnolo Félix Palacios. «Sappi, mi ha detto, che sono il tuo primo cliente». Avevo 8 anni e i miei genitori stavano partecipando a una fiera a Barcellona. Félix era interessato a una tavola antica e io gli dissi il prezzo, con il listino in mano. Gli parvi così grazioso che comprò la tavola!

Gestire tre gallerie in Paesi diversi non è cosa dappoco, soprattutto nell’era della riduzione del personale. Come ce la fa?
Personalmente, amo viaggiare e incontrare collezionisti ed esperti di diversi culture. Perciò avere tre gallerie a Londra, New York e Madrid per me è stimolante. Come in tutte le cose, se c’è passione i risultati arrivano.

Ripensando alla Sua carriera, ha qualche ricordo particolarmente bello?
Ne ho tanti... Il nostro primo stand a Tefaf nel 2012. L’apertura della galleria londinese. La sera in cui acquistammo Colnaghi su un tovagliolo...

Come «su un tovagliolo»?
Era il 2015 e al Tefaf avevamo montato uno stand di forte impatto. Konrad Bernheimer, l'allora presidente della sezione «Paintings», venne a congratularci e ci portò a cena. Nel corso della serata ci rivelò la sua tristezza per non avere chi gli potesse succedere al timone della Colnaghi. Non fece in tempo a finire la frase, che noi gli proponemmo di rilevare la galleria. Allora scrisse il prezzo su un tovagliolo e l’acquisto fu chiuso lì per lì.

Siete stati colpiti dalla crisi Covid?
Con l'arrivo della pandemia, sembrava che il mondo dell’arte si sarebbe bloccato; ma così non è stato. Sebbene le fiere siano state cancellate, le aste continuano e le opere importanti si vendono. È interessante vedere come storicamente l'attività della Colnaghi si sia sempre intensificata nei periodi di crisi, come nel 1918, nel 1929 e nel periodo tra le due guerre. Basti pensare al 1930 e alla vendita dei capolavori dell'Ermitage al segretario del tesoro americano Andrew Mellon, definita la «vendita del secolo». Tornando al presente, in piena crisi Covid abbiamo concluso una vendita importante con il Louvre Abu Dhabi e ora siamo chiamati a gestire un capolavoro di Caravaggio. So che per molte gallerie è un periodo durissimo, ma siamo in un’era digitale in cui chiunque abbia inventiva può affermarsi. Anch’io sono stato un piccolo gallerista e da giovane ho dovuto sopravvivere alla crisi del 2008. Pertanto so che con impegno e coraggio si può sopravvivere a tutto.

https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/ecco-come-gestiremo-il-caravaggio/135899.html

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Messaggio Da ciccina783 Ven 24 Dic 2021, 22:55

Grazie per gli aggiornamenti! Comunque la testa dell’uomo a sinistra ricorda molto i volti caravaggeschi.
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